Fase 2: gli errori di giudizio che mettono a rischio la nostra sicurezza

Fase 2: gli errori di giudizio che mettono a rischio la nostra sicurezza

Ora che la fase due di ripresa si è avviata e stiamo tornando progressivamente a uno stile di vita più simile a quello passato,

come possiamo assicurarci di continuare a essere vigili sui comportamenti che tutelano la nostra salute? Lavarsi le mani, mantenere il distanziamento sociale, indossare la mascherina saranno comportamenti che adesso sono importanti quanto e forse più di quanto non fossero prima. Tuttavia, la familiarità con quanto accaduto in questi due mesi potrebbe portarci ad allentare la vigilanza e a ritenere meno alto il pericolo.

Queste strategie di prevenzione sono semplici, facilmente attuabili ed efficaci e ora, durante la fase di ripresa, occorre cogliere un’altra sfida: mantenersi aderenti a queste norme.

Tenere a mente queste trappole mentali può essere di aiuto nel mantenere un atteggiamento vigile nella gestione della fase post emergenziale COVID-19: la capacità di mantenere nel tempo le buone abitudini comportamentali di tutela e salvaguardia della salute infatti potrebbe essere minata da alcuni bias di pensiero.

I bias in psicologia sono gli errori comuni del pensiero:  sono automatismi, passi falsi che il modo di ragionare logico di ognuno di noi ogni tanto commette. I bias vengono paragonati ai virus informatici: impediscono al computer di processare le informazioni in maniera corretta secondo la procedura che il programma dovrebbe seguire in modo logico.

Allo stesso modo, in psicologia esistono delle distorsioni involontarie del pensiero che ci fanno interpretare la realtà dei fatti in modo non corretto, che ci fanno prendere abbagli e a volte saltare a conclusioni non logiche.

Esistono strategie cognitive che possiamo adottare per evitare che questo accada. Sapere come il nostro giudizio sia condizionato da questi errori ci aiuta a sorvegliare il nostro pensiero e a fare un passo indietro quando occorre analizzarlo in modo più attento e correggerlo.

L’emergenza COVID-19 ha messo a dura prova la capacità di resilienza di tutti noi, e il fatto che si sia protratta per circa due mesi potrebbe portare a pensare che il rischio maggiore sia stato superato e che non vi sia più pericolo: pensarlo senza valutare la correttezza dell’inferenza potrebbe già metterci a rischio.

Occorre ora mantenere le abitudini acquisite e, nel farlo, prestare attenzione a questi errori giudizio che possono involontariamente distrarre la nostra attenzione.

1 - Paura di ciò che non conosciamo

I rischi non noti o con i quali non abbiamo confidenza catturano l'attenzione più di quanto non accada con gli eventi rischiosi che conosciamo e a cui siamo abituati. Le minacce sconosciute attraggono l’attenzione dal punto di vista psicologico: questa intensa sensibilità ai pericoli sconosciuti affonda le sue radici nell’antichità, quando per la sopravvivenza era necessario mantenere una vigilanza attenta nei confronti di tutti gli eventi nuovi e imprevisti.

Lo stesso tipo di iperattivazione emotiva (forte paura di ciò che non si conosce o non si può prevedere o controllare) è alla base di alcuni disturbi psicopatologici come le forme acute di ansia o le fobie. In queste forme cliniche, il pericolo è in parte reale ma la paura rispetto a quel pericolo è percepita come eccessiva o non proporzionata al rischio effettivo per la propria incolumità.

Inizialmente l’emergenza COVID-19 ha destato forte preoccupazione non solo per le conseguenze sul piano della salute fisica ma anche per le importanti ripercussioni che avrebbe avuto sul piano della qualità di vita futura. Progressivamente ci siamo abituati all’idea di dover convivere con il coronavirus, di cui conosciamo sempre di più tramite i mezzi di informazione.

Ciò ha portato progressivamente a una riduzione dello stato di allerta iniziale. Adattarsi a una situazione significa che questa diventa sempre più familiare, con un’attenuazione progressiva della paura. Il rischio connesso è quindi un allentamento dell’aderenza alle necessarie norme igieniche e di distanziamento.

Crearsi dei reminder sulle norme da rispettare può aiutare a evitare che l’assuefazione riduca la vigilanza. Può essere utile ricordare che siamo stati molto attenti alle norme di comportamento per un lungo periodo, ma che dobbiamo continuare ad esserlo ancora e rimanere vigili come se l’emergenza fosse ancora in essere.

 2 - Imbarazzo personale

Una strategia preventiva per ridurre il rischio di contagio è evitare di toccarsi con le mani la bocca o gli occhi. Questa raccomandazione è necessaria perché il virus si trasmette con il contatto con le mucose. La difficoltà sorge perché abbiamo abitudini gestuali riflesse che sono difficili da inibire e modificare.

Una dimenticanza o il gesto involontario di toccarsi il viso con le mani possono essere vissuti come un fallimento personale visibile agli altri e causare vergogna. La possibilità di aver contratto l’infezione a seguito di una dimenticanza di questo tipo può portare a un ulteriore senso di colpa.

Tuttavia, quando ci sentiamo in colpa o in difetto per una nostra disattenzione, siamo portati in modo quasi automatico a minimizzare la gravità dell’accaduto pensando che in fondo è successo anche a molti altri di dimenticarsi o di sbagliare (per esempio, anche personaggi famosi hanno contratto il virus).

La psicologia ricorda che questo tipo di comportamenti involontari possono accadere e pertanto non vanno stigmatizzati, ma utilizzati come incentivo a mantenere una maggiore vigilanza e un monitoraggio delle abitudini gestuali, anche per sostituirle con altre più efficaci a prevenire il contagio.

 3 - Dimenticarsi di altri rischi per la salute

La paura di rischi contingenti distoglie l’attenzione da altri tipi di rischi reali per la salute. Il COVID-19 è una preoccupazione che ci travolge ma non deve creare una visione a tunnel che ci potrebbe far dimenticare altre situazioni di rischio a cui possiamo essere esposti.

Un sonno di qualità, l’esercizio fisico regolare e la condivisione sociale con altre persone nelle forme possibili attraverso la connessione in rete sono altri aspetti che non vanno trascurati, contrariamente all’idea che tutto ciò che non compete l’emergenza coronavirus può essere trascurato o rimandato. 

Allo stesso modo, persone con patologie pregresse devono continuare a prestare attenzione alle abitudini a loro necessarie per mantenere un buon stato di salute, come attenersi alle prescrizioni mediche e mantenere uno stile alimentare sano. Mantenere l’attenzione anche su altri fattori di rischio personali rimane fondamentale. Il COVID-19 è un rischio per la salute che si aggiunge ad altri già presenti che non cessano di esistere anche se la nostra mente è portata a focalizzarsi maggiormente sull’emergenza in atto.

4 - Assenza di un feedback immediato

Un problema è valutato con attenzione nella misura in cui le conseguenze a cui porta sono evidenti e tangibili. La linearità sequenziale fra causa ed effetto tangibile fa sì che un problema sia percepito come reale ed effettivo, mentre quando non ci sono conseguenze evidenti e immediate è più difficile mettere in atto comportamenti preventivi di tutela da un rischio potenziale.

L’ottica con cui siamo invitati ad adottare le misure di distanziamento e igieniche è preventiva e non è immediatamente tangibile: ci atteniamo a questi comportamenti sapendo che sono utili e che mantenerli porterà a benefici nel lungo periodo.

5 - Il bias dello status quo

La tendenza a resistere al cambiamento è forte anche quando ci potrebbe portare a vantaggi futuri. Il comportamento umano è guidato da una forte avversione per le rinunce e le perdite e dal forte desiderio di mantenere lo status quo: è una tendenza emotiva - studiata anche in ambito economico per valutare come sono effettuate le scelte di investimento - che spinge a recuperare o contenere le perdite piuttosto che valutare opzioni che portino a risultati migliorativi e di crescita progressiva.

Inizialmente, la resistenza al cambiamento è forte e ostacola l’acquisizione di nuove abitudini, che richiedono un sacrificio iniziale in termini di adeguamento al nuovo. Spesso, dopo questa fase iniziale di adattamento, le opportunità appaiono più chiare perché possono essere colte nella situazione nuova che si è creata: un temporaneo cambiamento o instabilità dello status quo è un’opportunità per rifocalizzarsi e guardare alle cose in modo nuovo.

Nelle situazioni di emergenza si possono individuare strategie nuove che in situazioni di normalità non verrebbero prese in considerazione e che possono poi essere conservate anche nel futuro se portano a un salto di qualità nel nostro stile di vita, aumentando il ventaglio di opportunità che abbiamo a disposizione. 

Per esempio, ora che l’emergenza Coronavirus iniziale è rientrata, i servizi sanitari possono iniziare a considerare utili le modalità di erogazione dei servizi di medicina anche da remoto, attivate come unica alternativa per continuare a erogare gli stessi servizi in quarantena. Oggi che siamo usciti dalla quarantena, la telemedicina ci appare come un’opzione possibile e utile non solo in condizioni di emergenza ma anche per il futuro: amplia la possibilità di accesso ai servizi agli utenti, ne riduce il costo e il tempi di erogazione.

6 - Norme sociali radicate

Le abitudini sono difficili da cambiare, soprattutto quelle legate alle interazioni tra le persone e consolidate nel tempo. Accogliere i pazienti in modo caldo, dimostrare vicinanza ai colleghi, cenare insieme agli amici e prendersi cura delle persone più anziane stando loro vicini sono comportamenti che sono sempre stati promossi e apprezzati nel tempo: non stringere la mano a una persona che si saluta o allontanarsi di un metro dal proprio interlocutore in passato sarebbe stato frainteso come scortesia.

Queste nuove norme di comportamento sono necessarie, nonostante l’imbarazzo che possono suscitare, almeno all’inizio. Utilizzare i mezzi di informazione per cambiare i comportamenti con slogan, annunci ed esempi personali può essere una strategia utile.

7 - Il bias del senno di poi 

Confidiamo che la pandemia Covid-19 rientri. A quel punto il bias del senno di poi porterà a condannare le autorità mediche, che saranno accusate di avere reagito in modo eccessivo all’emergenza, mettendo in atto misure di contenimento troppo rigide e severe. La distribuzione non omogenea di casi all’interno dei singoli paesi e fra le diverse nazioni porterà ad accuse di ingiustizia o trattamenti non paritari o discriminatori. Inutile dire che alcune di queste critiche saranno fondate e legittime. Dati non coerenti e contraddittori potranno rendere difficile stabilire cosa si sapesse all’epoca e come si sarebbe potuta gestire diversamente l’emergenza.

Il pensiero collettivo - abbiamo affrontato tutti insieme la sfida mentre la pandemia era in atto - potrebbe mettere in evidenza quanto sia difficile mantenere un atteggiamento solidaristico una volta superata l’emergenza.

Essere consapevoli che il nostro pensiero è soggetto a distorsioni cognitive ci rende più consapevoli del modo in cui ragioniamo e può essere di aiuto a rendere le cose un po' più semplici da gestire ora che la fase di crisi acuta è stata superata.

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