Riconoscere nei propri figli la presenza di un malessere non è semplice, sia perché un genitore è naturalmente coinvolto e partecipe dei loro stati d’animo, sia perché il malessere è una condizione naturale e fisiologica, che tutti sperimentiamo di giorno in giorno e nel corso della vita, anche in reazione agli eventi che ci accadono.

Le emozioni e i pensieri negativi e le paure dei bambini fanno parte della loro evoluzione, al pari di quelle positive: è però importante saper riconoscere quando la frequenza, l’intensità e la durata rischiano di mettere a rischio il benessere e la qualità della vita del bambino.

La mia esperienza come psicologa mi ha portato a conoscere e a scegliere la REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale): la mia formazione professionale parte dal master annuale in psicopatologia dell’età evolutiva di IPSICO di Firenze (Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) con il Professor Fabio Celi, e continua con il perfezionamento sulla REBT insieme al Professor Mario di Pietro, lo psicologo e psicoterapeuta che ha introdotto la REBT in Italia a partire dal 1990 e con il quale ho seguito il Corso di perfezionamento in Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT) in Età Evolutiva a Milano.

Che cos’è la terapia REBT

La gamma delle emozioni è molto complessa: aiutare il bambino a riconoscerle significa accompagnarlo in un percorso nel quale riesca a identificarle ma anche a esprimerle e quindi comunicarle all’esterno, condividendole con le figure di riferimento così come con i suoi pari. 

È un processo che possiamo definire di alfabetizzazione emotiva, calibrato in base all’età e alle caratteristiche del bambino, utile per dare un nome alle emozioni e anche per monitorarle con l’aiuto iniziale dell’adulto, per arrivare infine a renderlo autonomo.

La REBT è un metodo particolarmente efficace per:

  • elaborare il rapporto tra pensieri ed emozioni, cioè saper riconoscere e modificare i pensieri che intensificano le emozioni negative e trovare nuovi schemi di pensiero e strategie che valorizzano quelle positive
  • sviluppare e favorire il dialogo interiore: il bambino che impara a ragionare tra sé e sé diventa capace di valutare e individuare quali alternative ha a disposizione per affrontare un problema, quali sarebbero le possibili conseguenze di una risposta rispetto a un'altra e quindi qual è la più vantaggiosa. Questo approccio lo aiuta a non sentirsi in balìa degli eventi e delle emozioni senza poter fare nulla
  • razionalizzare e convivere con la consapevolezza che tutti abbiamo dei limiti con cui confrontarci e che a volte ci accadono delle cose spiacevoli, ma che è possibile sviluppare una personale “cassetta degli strumenti utili” che aiuta a rispondere con comportamenti funzionali, aumentando il senso di autoefficacia, l’autostima e il benessere.
  • aumentare la tolleranza alla frustrazione: comprendere che non tutto è facile e a volte non basta l'impegno per riuscire ad arrivare ai propri obiettivi, e sviluppare la capacità di attendere quando la gratificazione non è immediata evitando di alimentare pensieri negativi. Succede, per esempio, quando il bambino arriva alla conclusione sbagliata (“non sono capace”) e perde motivazione quando non ottiene subito quello che desidera o per cui si sta impegnando. Avere la consapevolezza di essere capaci (il senso di autoefficacia) contribuisce invece a mantenere la motivazione.

Le aree di intervento

La REBT è adatta adatta ed efficace per alcuni tipi di disturbi come:

  • disturbi legati all’ansia
  • tono dell’umore basso
  • disturbi della condotta come il DOP, il Disturbo Oppositivo Provocatorio che investe la sfera della capacità di controllo delle emozioni e dei comportamenti
  • disturbi ossessivo compulsivi (DOC), pensieri e impulsi che il bambino tenta di controllare con comportamenti o pensieri ripetitivi ai quali non riesce a sottrarsi
  • reattività eccessiva (crisi di rabbia o collera)

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La REBT nel corso degli incontri in studio

La REBT è adatta indicativamente a partire dai 7 anni in avanti, e le modalità di intervento (giochi, costruzioni di storie, disegni, carte delle emozioni e altro materiale) sono calibrate in base all’età: la dimensione del gioco è fondamentale per supportare l’uso del pensiero astratto e logico che nei bambini è ancora in fase di sviluppo.

Nel corso degli incontri, offro al bambino la possibilità di lavorare con me per:

  1. capire le emozioni spiacevoli: lo aiuto a individuare le emozioni e i modi di pensare abituali e come questi condizionano le sue emozioni, ad ampliare il vocabolario emotivo, a capire da cosa sono causate le emozioni a riconoscere le emozioni che possono aver scatenato le reazioni negative
  2. trovare sistemi o strategie di pensiero diversi e alternativi

mettere in pratica le strategie per crearsi una prospettiva reale di cambiamento e capire che esistono comportamenti funzionali, cioè utili sia a provare emozioni piacevoli, sia a gestire in modo efficace l'impatto di quelle spiacevoli che non si possono sempre evitare.

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Contatti e primi incontri

Per iniziare un percorso insieme, devo incontrare per la prima volta i genitori da soli, per dare modo di esprimersi e di condividere le informazioni fondamentali. Il colloquio con entrambi i genitori è necessario: la legge richiede il consenso scritto di entrambi per avviare una consulenza, una valutazione o un intervento che coinvolge un minore.

Al primo incontro segue un incontro con il bambino in presenza di almeno uno dei due genitori: è il primo momento di conoscenza reciproca e scambio di informazioni, fondamentale per mettere il bambino a suo agio e per spiegargli cosa succederà negli incontri successivi.

Come prosegue il percorso

Ogni percorso con un bambino ha caratteristiche specifiche: per impostare il lavoro, suggerisco di procedere per tappe, per avere sempre modo di verificare e valutare l’intervento e i risultati.

La prima tappa è formata da un pacchetto di incontri da definire sulla base delle esigenze del bambini, ai quali segue la valutazione convidisa dei progressi per capire se e come proseguire l’intervento. 

Nel corso degli incontri ci sarà sempre spazio per la condivisione con i genitori: programmeremo insieme gli appuntamenti necessari a inizio del percorso o li concorderemo di volta in volta, a seconda delle disponibilità e delle necessità dei famigliari.

Gli incontri con i genitori sono momenti importanti per me, per raccogliere impressioni e fatti che avvengono nella vita quotidiana del bambino, valutare insieme i benefici e le aree nelle quali possono permanere delle difficoltà e per dare indicazioni utili, da mettere in pratica nel quotidiano, ed elementi per valutare e comprendere risposte e atteggiamenti del figlio.

Quanto costa

Il costo del primo incontro con i genitori, al quale può seguire la presa in carico completa del bambino da parte mia, è di 70 Euro.

Se la presa in carico prosegue, definiremo frequenza e costi degli appuntamenti successivi con il bambino e con i genitori: gli appuntamenti programmati con i genitori sono compresi nel costo delle sedute del bambino.

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