Stabilire relazioni positive grazie a confini che non ci ingabbiano

Stabilire relazioni positive grazie a confini che non ci ingabbiano

Come possiamo fare a rispettare e tenere conto dei nostri bisogni e allo stesso tempo essere anche disponibili nei confronti di altri? Sappiamo che nella vita è importante creare confini personali chiari e definiti, ma a volte stabilire confini che ci proteggano e sostengano senza diventare barriere che ci limitino è una competenza che richiede una continua messa a punto.

Se qualcuno ci maltratta o deride noi possiamo dire cosa non va. Possiamo definire il nostro spazio e proteggere il nostro benessere e la nostra integrità. I confini sono il modo in cui regoliamo come noi rispondiamo agli altri: se qualcuno ci chiede una cortesia, noi abbiamo il diritto di dire di sì o dire di no, o di rispondere “fammici pensare”.

La cura che abbiamo nei confronti delle altre persone ci porta a prendere sul serio le loro richieste, e la cura che abbiamo nei nostri confronti ci porta a ponderare con cura e attenzione le richieste altrui e a pensare anche al nostro benessere: invece di metterci a disposizione in modo completo e prono, possiamo considerare i nostri bisogni mentre teniamo in considerazione anche quelli altrui, e farlo in modo gentile e sincero può costruire fiducia e relazioni più profonde e autentiche.

In queste situazioni può essere utile chiedersi perché si è sempre tanto disponibili nei confronti degli altri. Che vantaggio mi porta la mia disponibilità? Spesso la risposta implicita a questa domanda è: ad essere apprezzato e benvoluto.

Questo rappresenta certamente una conseguenza probabile (ma non certa) della disponibilità. Tuttavia, alla base di un’eccessiva disponibilità può esserci l’esigenza della legittimazione da parte degli altri, del loro assenso e del loro apprezzamento, ma spesso un’eccessiva disponibilità non porta a questo tipo di apprezzamento, quanto piuttosto alla condizione – spesso inevitabile – che si dia per scontato il nostro aiuto. 

A un livello più profondo, la disponibilità eccessiva trasmette l’idea che si tenga più all’opinione altrui che non alla propria, perché questa opinione si fonda sull’apprezzamento esterno e non su un effettivo riconoscimento del proprio valore interno. In questo caso avere presente i propri confini in maniera chiara aiuta a calibrare meglio la disponibilità, perché possa essere abbastanza da gratificarci ma non troppa da sminuirci.

Alcune persone sono orgogliose di avere confini molto saldi e fermi, talvolta così rigidi da non avere nessuna difficoltà a dire di no ma anche da riuscire a dire di sì molto lentamente, dopo molti ripensamenti. Queste persone possono avere difficoltà a dire forse, risposta che richiede una certa forza interiore capace di accogliere sia l’incertezza che l’ambiguità. Questi confini rigidi possono diventare un muro difensivo che tiene le persone lontane.

Altre persone stabiliscono limiti apparentemente netti e solidi ma che si sentono insicuri sul proprio diritto di stabilire dei limiti. Sono così timorosi e spaventati all’idea di perdersi o di ignorare i propri bisogni che rispondono molto velocemente con un no perché non sono pienamente sicuri del proprio diritto a dire di no. Quando abbiamo dubbi sui nostri diritti e i nostri bisogni, possiamo anche arrivare a ignorarli, e questo ci lascia la sensazione di essere amareggiati e depressi, o ci porta a rivendicarli in modo aggressivo.

Al contrario, possiamo sentirci obbligati a rispondere automaticamente alla richiesta di una persona perché abbiamo timore di perdere il suo amore o il suo supporto. O forse dire di no – anche se in modo gentile – va in conflitto con la nostra immagine di persona amorevole e presente.

I confini salutari richiedono un cuore e una mente flessibili, forza interiore, saggezza, equilibrio e compassione: in una parola, la capacità di fermarsi e considerare ciò che veramente vogliamo così come ciò che preme agli altri. Stabilire confini sani e flessibili non significa che gli altri non ci interessano e che non teniamo a loro, ma bilanciare i bisogni altrui con i nostri.

Quando siamo più rilassati nello stabilire il nostro diritto a stabilire dei limiti, non saremo più così repentini nel chiudere la porta in faccia a qualcuno. Più abbiamo confidenza con la capacità di prenderci cura di noi stessi, più possiamo fermarci e considerare la richiesta dell’altra persona senza sentirci subito in obbligo di dare una risposta positiva e stabilire limiti con gentilezza invece che con un tono di voce duro e irritato o con un atteggiamento ostile.

Una risposta irritata a volte può essere appropriata, per esempio in situazioni di prevaricazione, ingiustizia o di un forte sconfinamento entro i nostri confini. Ma la rabbia spesso è un’emozione secondaria che copre sentimenti di vulnerabilità come la paura, la vergogna e la ferita. Saper stabilire dei confini sani significa anche saper capire come la nostra reazione tocca gli altri. 

Quando la nostra paura o vergogna viene sollecitata o toccata, per esempio quando deludiamo qualcuno, potremmo bloccarci o chiuderci emotivamente.

La chiave potrebbe essere quella di considerare che tutti noi siamo reciprocamente influenzati gli uni dagli altri, e accettarlo significa aiutare le relazioni a progredire. Questo non significa assecondare i bisogni di un altro a scapito dei propri: significa avere fiducia in qualcuno e sapere di esserne condizionati, ampliare la tolleranza accettando margini di ambiguità e complessità, avere compassione per i propri limiti e mantenere comunque il cuore aperto, restando presenti, connessi e attenti agli altri mentre rimaniamo attenti a noi stessi.

L’abilità di essere disponibili rimanendo connessi con noi stessi è l’impegno più grande che definisce il senso e il cuore delle relazioni sane.

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