Accettare la gentilezza: perché è difficile accettare la generosità altrui?

Accettare la gentilezza: perché è difficile accettare la generosità altrui?

 Il gesto di donare è semplice, ricevere lo è meno. Essere generosi implica dare con gratuità, facendoci sentire bene e concretizzando in un atto un sentimento di affetto. Ma chi riceve un gesto di attenzione o una premura riesce sempre ad accogliere quell’attenzione senza sentirsi in imbarazzo o in debito?

Accettare la gentilezza non è sempre facile. A volte, quando ci troviamo in una situazione in cui una persona ci fa una cortesia, capita di essere presi dall’impulso di dire o pensare: “Io non ho bisogno dell’aiuto di nessuno, grazie ma faccio da me.”

Accettare qualcosa da un’altra persona implica spesso l’idea che l’altro ci offra qualcosa che da soli non saremmo in grado di procurarci e quindi ci espone al timore di essere giudicati come non autonomi. Spesso siamo indotti a pensare che essere forti significhi non essere mai dipendenti da qualcun altro. Ma pensandoci bene, cosa c’è di sbagliato nell’essere a volte un po’ dipendenti e vulnerabili? Perché è così difficile a volte essere aperti a questo tipo di gentilezze?

Se da una parte le relazioni soffrono quando si è troppo autocentrati e poco disponibili nei confronti dell’altro, lo stesso accade quando si è poco inclini a ricevere ciò che gli altri ci offrono. Le relazioni, per funzionare bene, devono avere in sé entrambe le parti: saper dare e saper ricevere.

Perché è difficile accettare la gentilezza

Qui di seguito alcuni dei motivi più frequenti per cui possiamo trovarci in imbarazzo o in difficoltà ad accettare un gesto di gentilezza.

1. Ricevere è motivo di vergogna

Spesso proviamo un senso di vergogna all’idea di essere aiutati. La vergogna è il sentimento legato all’idea di non essere abbastanza, alla convinzione che se qualcuno vede le nostre imperfezioni o i nostri limiti, siano essi reali o immaginari, noi saremo poi giudicati in base ad essi. Accettare la premura da parte di un’altra persona non è un difetto: non occorre pensare subito che accettare sia sinonimo di bisogno, può essere invece un semplice atto di affetto che si manifesta con il supporto che un’altra persona ci sta offrendo.

2. Temere che accettare ci renda vulnerabili

Quando qualcuno ti riserva un gesto di cortesia, ti offre un abbraccio o ti guarda negli occhi con affetto, questo colpisce una parte di te che percepisci come vulnerabile. Questi gesti toccano una parte intima e privata che desidera essere vista e presa in considerazione. Spesso tendiamo però a nascondere questa parte più vulnerabile di noi stessi, nel timore che gli altri vedendola possano rifiutarci, giudicarci, o ancor peggio sfruttarci o approfittare di noi.

Gestire la risposta istintiva di attacco e fuga che è filogeneticamente predisposta per proteggerci dai pericoli reali, o immaginari che siano, per salvaguardare il nostro benessere e la nostra sicurezza, è una sfida con cui siamo chiamati a confrontarci. Ma soccombere alla modalità che ci rende sempre diffidenti delle persone che ci offrono un gesto di apertura ci espone a un rischio altrettanto grande: l'auto isolamento.

Accogliere la sensazione di disagio che sorge nel delicato equilibrio del dare e del ricevere richiede coraggio. Ricevere un regalo o un gesto di premura che dimostra attenzione nei nostri confronti o che richiede un contatto può metterci in imbarazzo: c’è infatti un’area ambigua nella quale allo stesso tempo ci sentiamo attratti ma anche intimoriti dall’idea di fidarci e accettare quel gesto come autentico.

3. Isolarsi

Non permettere a sé stessi di essere supportati o ricevere conforto crea distanza e ci isola dagli altri. Una parte profonda di noi desidera avere un legame più intimo con una persona, ma quando ci si presenta una possibilità per stabilirlo, spesso non siamo disponibili o pronti a farlo.

Le relazioni si costruiscono su rapporti di scambio reciproco di affetti e gesti: per mantenere una connessione significativa con un’altra persona occorre accettare l’idea che questo scambio - dare e ricevere - sia reciproco.

4. Credere di dover essere sempre indipendenti

La nostra cultura celebra l’indipendenza come la forma più alta di libertà e come salvacondotto per la felicità: è bene vivere una relazione di coppia e avere amici, ma è meglio non fare troppo affidamento su nessuno, meglio cavarsela da soli quando serve!

Per chi vuole sentirsi completamente indipendente, l’atto di accettare implica un'ammissione di bisogno che contrasta con l’idea di una persona autonoma che non ha bisogno di appoggiarsi a nessuno.

Tuttavia, al di là della nostra capacità di essere autonomi come esseri umani, siamo predisposti per vivere all’interno di un sistema di relazioni, in assenza delle quali entriamo in uno stato di sofferenza. Riconoscere che la ricchezza della nostra esistenza è legata alla possibilità di avere relazioni significative, può essere il punto di partenza per desiderare relazioni interpersonali soddisfacenti.

5. Controllare ciò che ci accade

L’idea di avere il controllo su ciò che ci accade e sulle cose che ci circondano ci tranquillizza. Per non sentirci in balia degli eventi, abbiamo bisogno di una certa dose di controllo sulle nostre vite: se tuttavia questo desiderio di controllo diventa esasperato e non permette di accettare gesti spontanei e inaspettati da parte di altri, limitiamo invece di aumentare le nostre potenzialità di (auto) realizzazione.

6. Temere il nostro desiderio di intimità

Dentro ciascuno di noi esiste una parte che brama e desidera amore e accettazione, e si tratta di una parte molto vulnerabile. Nei bambini, questa parte conserva molta della sua autenticità e spontaneità: il desiderio di amore e di accettazione può però trovare ostacoli nel corso della crescita, e non essere corrisposto in modo adeguato. Col tempo può accadere che si faccia propria l’idea che è bene non aspettarsi molto poiché il rischio di rimanere delusi è alto. Meglio contare solo su se stessi.

Quando però riceviamo una gentilezza inattesa, accade di scoprirsi goffi e imbarazzati e di rispondere a quel gesto gentile nei nostri confronti con un liquidatorio: “Grazie, non avresti dovuto”. A volte può essere utile fermarsi, fare una pausa, respirare a fondo e semplicemente accettare ciò che ci viene donato.

7. Sentirci obbligati a rendere la cortesia ricevuta

Può accadere che ci sentiamo reticenti a ricevere perché ci preoccupa il pensiero di dover ricambiare la cortesia ricevuta. Quando non si è più bambini l’atto del ricevere porta con sé l’idea dell’obbligo a restituire la cortesia ricevuta e finiamo per associare l’atto di ricevere al senso di dovere contraccambiare per forza.

8. Essere sospettosi delle motivazioni delle persone

A nostra insaputa, le persone possono percepire la nostra resistenza a ricevere fino al punto di pensare a noi come persone ciniche che detestano ogni forma di contatto. Anche se non possono capire da dove derivi, le persone percepiscono il nostro disagio e, quando non si sentono accolte, rimangono distanti, il che ci lascia dubbiosi e ci porta a chiederci: “Perché sono così solo?”

Quando il nostro desiderio di rispecchiamento nel dare e nel ricevere collude con la nostra storia passata, fatta di delusioni e ferite, diventiamo ambivalenti rispetto alla capacità di ricevere. Una parte di noi desidera ricevere e entrare in connessione, un'altra invece rifugge questo desiderio e teme che accada. Purtroppo noi non siamo consapevoli di quanto allontaniamo le persone semplicemente non accettando il loro atto di dare e impedendo al flusso della reciprocità del dare e del ricevere di maturare e crescere.

9. Non voler essere egoisti

Molti di noi crescono con l’idea che sia più nobile dare anziché ricevere. Donare è certamente un correttivo auspicabile al narcisismo oggi imperante. Tuttavia, se tutti siamo impegnati a dare e nessuno emotivamente disponibile a ricevere, allora tutta questa generosità rischia di essere fine a se stessa.

Quando un nostro gesto di generosità è ben accolto - per esempio quando una persona è contenta di ricevere un regalo - allora lo scambio diventa più significativo per tutti. Se io faccio qualcosa di gentile per te o ti faccio un complimento, e ho la sensazione che quel gesto sia apprezzato e gradito, allora io sono ricambiato dalla tua stessa riconoscenza e questa riconoscenza diventa un dono. Quando c’è un flusso di scambio reciproco nel dare e nel ricevere, è difficile stabilire chi stia facendo cosa nel corso dell’interazione: entrambi stiamo ricevendo qualcosa in modi diversi.

Esercizi per mettere a punto la tua capacità di ricevere

Non pensare troppo - Quando qualcuno ti offre un dono, ti fa un complimento o una cortesia, presta attenzione a come ti senti fisicamente ed emotivamente. Il tuo stomaco è teso o rilassato? Riesci semplicemente ad accettare il dono o il gesto che stai ricevendo? Non pensarci troppo. Fai un respiro profondo e concediti di rimanere disponibile verso quel gesto, sospendendo ogni giudizio.

Te lo meriti – A volte, quando si riceve un complimento, accade di pensare che in realtà sia immeritato. Anche in questo caso, prova a sospendere ogni valutazione e smetti di chiederti se ti meriti ciò che stai ricevendo e ricorda che, con ogni probabilità, quel gesto fa sentire a proprio agio l’altra persona. Se rifiuti o non ti concedi di accettare serenamente un dono, ti privi di un’opportunità, oltre a mettere in dubbio a priori la sincerità dell’altra persona.

Un regalo o un dono non va meritato o guadagnato. Non sprecarlo quando ti viene offerto.

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